Come descrivere i luoghi e le ambientazioni di un racconto

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Possiamo dividere i luoghi in esterni e interni. Ci sono poi quelli  psicologici, “non luoghi” che però influenzano i personaggi e i lettori: essi si presentano come costrizioni o assenza di limitazioni e sono collegati alla psicologia dei protagonisti del racconto; questi “non luoghi”, però molto pregnanti, si possono trovare ad esempio in  un thriller o in un romanzo psicologico.

 

L’ambiente, in ogni caso, interagisce con la vicenda della narrazione e viceversa. Dalla descrizione di un’ambientazione capiamo in quale periodo storico ci troviamo, in quale parte del mondo (o magari su altri pianeti o posti virtuali).

È quindi importante per prima cosa documentarsi sulle caratteristiche spazio-temporali dei luoghi oggetto del nostro racconto narrativo: se lo dobbiamo ambientare in una terra straniera o lontano nel tempo è indispensabile conoscere usi costumi e tutti gli aspetti che  caratterizzano questi aspetti per evitare anacronismi che inficerebbero la sua realisticità.

 

Dall’ambientazione capiamo presto se si tratti di un romanzo storico, di uno di fantascienza, di un giallo, ecc.

 

Documentarsi.

Per la documentazione potrebbero servire, solo come esempio: cartine; foto d’epoca; libri di storia e di geografia; disegni di costumi o di mezzi dell’epoca che interessa; testi che parlano di invenzioni o di scoperte. Potrebbe essere utile vedere documentari o parlare con esperti di settore.

 

Un esempio.

Vi può interessare sapere se un campo di patate poteva esistere nel periodo in cui devi ambientare il tuo racconto, considerando il fatto che le patate arrivano in Europa dopo il 1492.

Vi può interessare sapere se una certa via, un certo lago esistevano e come erano chiamati. O se una certa costruzione/monumento ci fosse già.

 

A seconda del linguaggio usato ci rendiamo conto se è un libro per adulti, per ragazzi, per bimbi.

L’ambientazione può e deve essere usata per comprendere la psicologia del racconto: posti luminosi o lugubri già ci danno chiara indicazione anche di quel che sarà il sentire dei personaggi e coinvolgerà il lettore immergendolo in un simile sentimento e gli farà immaginare cosa sta per accadere.

Un luogo può essere vicino e realistico o, agendo sul fattore tempo, anche dilatato, senza confini, senza riferimenti, come per esempio in una dimensione onirica.

 

Lo scrittore deve sempre conoscere i luoghi che andrà a descrivere a menadito, anche se poi non sarà necessario darne tutte le caratteristiche nella narrazione.

Ricordate che nella vostra testa dovete conoscere benissimo i luoghi, ma non sarà probabilmente necessario snocciolare tutto: questo vi serve soprattutto perché nel narrare saprete come e dove muovervi e questo trasparirà dalla padronanza della descrizione stessa che dovrà essere una fusione con i dialoghi, le vicende, il sentire.

 

La descrizione dovrebbe essere perlopiù “mostrata” poiché così vuole oggi la narrativa, anche se alcune parti possono essere raccontate. Su questo aspetto ci sarebbe da scrivere un libro, perciò qui faremo solo alcune brevi riflessioni. Le tecniche letterarie cambiano con i tempi e non si è sempre “mostrato”. Oggi si preferisce farlo poiché in effetti si ha spesso maggior pregnanza utilizzando questa tecnica. Il raccontare in realtà non nasce come testo letterario. Solo se aggiungiamo tecnica e trovate creative diventa opera letteraria.

In ogni caso, il modo di narrare non è immobile, fisso o definitivo: ognuno può certo apportare le sue novità se valide. Sta anche a noi studiare in tal senso e poter apportare modifiche efficaci al fine di raccontare e romanzare.

Chiusa questa breve parentesi, possiamo dire in linea di massima che oggi la maggior parte delle descrizioni sarebbe bene che fossero “mostrate”.

 

Come si fa?

Come descrivere “mostrando”?

Sappiamo che esistono le descrizioni oggettive e quelle soggettive. Le descrizioni oggettive, essenziali ed imparziali e che non hanno carattere letterario, sono quelle che troviamo per esempio nelle voci enciclopediche.

Le descrizioni soggettive implicano una parzialità, un giudizio, aggiunte del sentire di chi racconta. Se poi utilizziamo in esse trovate e tecniche letterarie ecco che “facciamo letteratura”.

Esempio: “La stanza era luminosa” (oggettivo) può diventare:

“Chiusi gli occhi appena entrato al chiuso del locale”

In questa trasformazione vediamo che utilizziamo un senso, la vista, per indicare la presenza di molta luce nella stanza (che viene descritta come luogo chiuso, un locale).

 

Per descrivere luoghi potremmo utilizzare termini che richiamano il disegno o la scultura poiché abbiamo a che fare con due e tre dimensioni. O anche la musica potrebbe aiutarci.

Esempio: un suono che riecheggia dà l’idea di un luogo ampio in cui c’è l’eco.

 

Se doveste disegnare un posto, con quali colori o con quali forme lo fareste?

 

Per descrivere “mostrando”

  • Avvaletevi de punto di vista. Per quel che riguarda i luoghi puoi trovarti a descrivere dall’alto, dal basso, ad un punto fisso, mobile, da un angolo…
  • Usate il dettaglio: per dare l’idea del tipo di stanza e del personaggio che ne fruisce.
  • Includete o escludi il lettore dallo spazio.
  • Ingrandite o rendete di maggior valore un aspetto del luogo che lo definisce in tutto o in parte,
  • Date significato a un oggetto/aspetto al fine della descrizione.
  • Mettete in relazione cose e luoghi.
  • Considerate cosa senti in questo ambiente; esercitati molto relativamente al sentire al fine della decsrizione di ambienti.
  • Utilizzate metafore, opposti, concetti; fate paragoni.

 

Non svelate tutto. Lasciate che il lettore veda un piccolo passo più in là: questo lo terrà incollato alla pagina; se non altro per controllare se aveva ragione lui…

Siate come i registi di una scena e decidete: come rendere un colore, una forma, un particolare che deve colpire; una relazione significativa.

 

Esempio:in un giardino.

 

“Una macchia rossa mi colpì. Alla signora piacevano le rose, e nel suo giardino ce n’erano molte”.

“Un piccolo rumore mi fece girare la testa. Il criceto giocava nella ruota”.

 

Qui capiamo, usando prima la vista e poi l’udito, che la protagonista è una donna, alla quale piacciono i fiori, e le rose in particolare, e che ama gli animali. Ma non ti dico: “Fuori nel giardino c’erano rose rosse. So che qui abita una signora. Lì c’è anche un criceto che gioca”.

Quello che ho fatto è stato accompagnare il lettore ad un ragionamento/sentire che riconosce come suo, e per questo lo accetta. Ascolta la narrazione in modo naturale e non come se fosse consapevole che qualcuno glielo sta raccontando. Certo, egli sa che viene accompagnato in questo, ma lo accetta tacitamente. Se lo accetta vuol dire che voi gli piacete e gli piace il vostro scrivere.

 

Spero di essere stata utile!

 

Lucia Donati

 

21 maggio 2015

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Lucia Donati

Lucia Donati è nata a Senigallia. Ha pubblicato tre libri. Un suo breve racconto di viaggio è apparso sul quotidiano Corriere Adriatico (nel 2003). Sue liriche sono presenti in antologie. Cura diversi blog, tra cui quello letterario Scrivere Leggere Percorsi http://scrivereleggerepercorsi.blogspot.com nel quale sono presenti più di 300 articoli sulla scrittura, e un altro blog, caratterizzato da articoli sul talento e interviste a personaggi noti e meno noti ma che “hanno qualcosa da dire”. Si interessa di arte, scrittura, filosofie e di bellezza in tutte le sue forme.

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